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da "Un paesaggio con centrale nucleare"

“Deperibilità svelta del cosi detto “mondo reale”, non si distingue bene da un miraggio. Per forza l’ intelligenza arriva sempre in ritardo: non lo capisce proprio tutto questo passare e perdersi nell’ incerto, la dimenticanza che dovunque ci avvolge e ci porta. “*

31 anni dopo la stesura sono andato a scoprire i luoghi descritti da Gianni Celati nel primo racconto di “Verso la foce”. Ho ripercorso le, gli argini, ritrovato le “villette geometrili” che lo avevano tanti incuriosito, i cimiteri che ha visitato. Ho notato il cambiamento che lento e instancabile, costeggia il fiume.La trasformazione del tessuto produttivo (le stalle ora abbandonate lasciano spazio alla monocultura del granturco per la produzione del bio-gas), l’impassibilità delle villette (testimonianza di un periodo florido della nostra economia molte delle quali oggi abbandonate e in decadimento o ristrutturate “alla moda”),il contrasto che accompagna la chiusura dei tradizionali centri di ritrovo (il cinema e il teatro di provincia) e la superficialità dei nuovi “punti di aggregazione” con le loro panche a coccodrillo e i cannicciati esotici che tanto stonano con il paesaggio quieto del Po, la scomparsa di punti di riferimento (il cartello che segnalava il passaggio del 45° parallelo fu portato via da una piena del fiume e mai più rimpiazzato).Cambiano le abitudini, cambia la vocazione economica, cambia anche l’ oggetto del viaggio: della centrale nucleare rimane ormai poco.  Vorrei riportare alla memoria questo percorso fisico (molti degli argini sono piste ciclabili e pedonali)  e “letterario” il cui futuro è nelle mani dello spettatore e delle autorità locali per la salvaguardia e lo sviluppo di questo bellissimo percorso.

“Ho camminato tre giorni per osservare qualcosa, ma già confuso quello che ho osservato, incerto quello che pensavo, solo incertezza per quello che verrà.” *

*Gianni Celati – Verso la Foce – Un paesaggio con centrale nucleare – 1986