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0) Et in Arcàdia ego – Un paradiso perduto. (2011)

“Et in Arcàdia ego” è un’iscrizione riportata in alcuni importanti dipinti del Seicento, fra cui uno del Guercino, realizzato fra il 1618 ed il 1622 e un altro di Nicolas Poussin. Nel dipinto di Nicolas Poussin appare come iscrizione tombale sul dipinto “I pastori in Arcàdia”. La frase può tradursi letteralmente: “anche io in Arcàdia”, dove “et” sta per “etiam” (anche), dove viene sotto inteso “sum” (sono presente) o “eram” (ero).

Sembra quindi volersi intendere con l’iscrizione:
1) sia l’onnipresenza nel tempo e nello spazio della morte (“sum” – io sono presente)
2) sia la transitorietà di fronte alla morte della gloria letteraria del defunto (“eram” – anche io ero in o facevo parte dell’Arcàdia). (1) 

Arcàdia:
Accademia letteraria fondata a Roma (1690) da quattordici letterati dopo  la morte di Cristina di Svezia nel cui salotto erano soliti riunirsi; i suoi soci (pastori) crebbero ben presto di numero e l’A. dedusse allora varie colonie fissando, nel 1725, la sua sede sul Gianicolo (Bosco Parrasio); pubblicò 13 volumi di rime (l’ultimo è del 1790). Continuò sempre più pallidamente la sua attività finché nel 1925 fu trasformata in un istituto di cultura nel campo degli studi storico-letterari. Nata con un deciso programma di reazione al secentismo, l’A., in nome di un ideale di classicità e di razionalismo insieme congiunti, diede vita ad una poesia nella quale si rispecchiava serenamente la dolcezza del mondo intellettuale settecentesco pre-rivoluzionario (dolcezza di vivere che aveva radici nell’ ottimismo illuministico); fu poesia che, se non rifuggì dall’affrontare talora gravi problemi, si compiacque, nelle sue produzioni più significative, d’una sua felice eleganza e limpidità (Rolli, Metastasio) che lasciò lunga, segreta eco nella poesia italiana sino a S. Di Giacomo.
Ma i romantici videro di essa solo il lato deteriore, insoddisfatti del suo ottimismo che sembrò loro superficialità, della sua compostezza che apparve freddo ossequio a regole ormai vecchie, del suo appartarsi nel sogno letterario (eredità rinascimentale) che fu condannato come indifferenza di fronte ai gravi problemi politico-patriottici e anche sociali dell’età. Da ciò il significato spregiativo che le parole Arcadia e arcade, e l’aggettivo arcadico, assunsero, applicati – anche fuor d’ogni ragione storica – a poesie, poeti o anche ad artisti d’ogni tempo e luogo, che furono o sembrarono attenti solamente al gioco letterario, e, più in particolare, raffiguratori d’un mondo banalmente idillico, lontano dalla realtà. (2)

note:
1) L’Enciclopedia Libera Wikipedia
2) Enciclopedia Italiana – La Piccola Treccani